di Romano Maria Levante
Torniamo sulla questione del “Manifesto di Ventotene”, perché ci sembra che vada ben oltre una pur accesa polemica politica, apprezzabile quanto appassionata, per investire aspetti più pervasivi del tema in discussione. E per questo… supplemento prendiamo lo spunto dall’ampio commento su Facebook di Gelasio Giardetti, l’amico Gero da noi conosciuto e stimato per la sua attitudine ed esperienza di ricercatore e la sua intemerata passione civile unita ad una forte sensibilità politica. Abbiamo già considerato e confutato nel nostro articolo precedente gli argomenti di una parte politica, i partiti di opposizione, con cui collimano gli argomenti del nostro amico che ha commentato; ci ritorniamo pur avendo già risposto proma del suo commento. Ma non è questo il centro del nostro articolo, bensì l’omaggio, finora mancato nel modo da lui meritato, alla straordinaria figura di Altiero Spinelli; lo celebriamo noi, e apriamo l’articolo con l’immagine di “Il vecchio e il mare” , la metafora evocata nell’ultimo, appassionato intervento al Parmaneto europeo quattro mesi prina della scomparsa.

al Parlamento europeo il 16 gennaio 2086, 4 mesi prima della morte
Alcune critiche alla citazione del “Manifesto” con le relative risposte
Il primo argomento è che “la presidente del Consiglio Meloni ha voluto scientemente commentare solo quelle frasi del Manifesto che le facevano comodo ideologicamente, infischiandosene del contesto storico in cui il documento venne redatto clandestinamente, cioè in piena dittatura fascista”. Non è stata lei a riesumarlo pur essendo largamente “datato”, sono stati la manifestazione romana per l?Europa molto affollata a piazza del Popolo e diversi parlamentari dell’opposizione – nei loro interventi in aula in risposta alla sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del giorno successivo – a sbandierare il “Manifesto di Ventotene” nella sua interezza. Quindi, evocato non soltanto nel valore simbolico espresso dal suo titolo originario,“Manifesto per un’Europa libera e unita”, riassumibile nell’ideale degli Stati Uniti d’Europa, una visione meritoria in un periodo squassato dall’aggressività dei nazionalismi che gli autori sentivano sulla propria pelle; sarebbe bastata questa citazione invece del contenuto che ha mostrato la costruzione europea ivi ideata.

Quella costruzione la presidente del Consiglio nella sua replica non poteva ignorarla – per il rilievo che era stato dato nello sbandierare il documento anche in Parlamento – tanto ò vero che ha esordito proprio facendo riferimento a quelle forti sollecitazioni – e si è limitata a leggere, si badi bene, testualmente, soltanto alcuni passaggi del lunghissimo Manifesto nei quali si configurava un assetto tale da farle esclamate “Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia.” Senza neppure commentare quella costruzione, né attribuirle il favore degli oppositori, non una parola di più di quelle ora citate. .E, riguardo al diversivo che avrebbe voluto inscenare, basta ricordare che ne ha parlato solo al termine dei suoi due interventi, le sue parole occupano nel testo stenografico soltanto una colonna delle 35 colonne – di 50 righe per 50 battute a riga – tra le 20 colonne della comunicazione iniziale e le 15 della replica finale, meno del 3% del totale, peraltro in pochissime righe sono riportate le sue parole, nelle altre i passaggi del Manifesto letti testualmente.

Cosa pretendono i critici, che non doveva parlarne affatto, o ne ha parlato troppo poco, doveva analizzare il documento di 16 o 25 pagine a seconda dell’edizione, e farlo storicamente, ma “che c’azzecca”?- Come si fa a dire che “ abbia, in realtà, voluto provocare, così com’è nel suo carattere, un diversivo per nascondere la grave crisi economica, produttiva e sociale in cui versa il nostro Paese?”
Era la replica alla discussione sulla posizione da assumere nel successivo Consiglio europeo, quindi altro che un diversivo! Ma come può essere una provocazione citare alcune frasi testuali di un documento sbandierato in quei giorni anche in Parlamento, oltre che in una piazza molto motivata, senza neppure criticarlo ma dicendo che quella delineata da quelle frasi – con la proprietà privata regolata “caso per caso”, la dittatura rivoluzionaria, il Superstato retto dagli ottimati dove la democrazia è considerata “un peso” – non è la sua Europa, e non sa se sia l’Europa dell’opposizione, non la accusa neppure di aver sposato quell’assetto che lei non accetta?

Non ha fatto una analisi del documento da nessun punto di vista, ha citato solo quei passaggi che le fanno ritenere non essere “la sua Europa”: ed è evidente, dati la sua prefigurazione. E non vale dire che quando nacque il “Manifesto” c’erano le dittature nazista e fascista, e c’era soltanto come ispiratrice la dittatura comunista, dettata dalla rivoluzione bolscevica cui di fatto si ispira attenuando soltanto il trattamento della proprietà che non viene soppressa, ma “abolita, limitata, estesa caso per caso”. C’erano gli Stati Uniti d’America, ma Spinelli era comunista – e lo si può capire, nel dopoguerra sarà parlamentare nazionale ed europeo per 10 anni con il PCI – e poteva solo, come ha fatto, dissociarsi su aspetti estremi, era stato anche espulso dal PCI anni prima, nel 1937.

Alla presidente Meloni non facevano comodo solo queste citazioni, avrebbe potuto aggiungere altre parti a cui è contraria, come quelle sugli Stati nazionali da neutralizzare per un Superstato, anche questa “non è la sua Europa”, le viene data la qualifica di sovranista, dunque… ed è una posizione legittima diversa da quella dei convinti federalisti. Lamentare che non ne ha parlato sembra poco appropriato, ha detto che non è la sua Europa quella del Superstato degli ottimati rivoluzionari di ispirazione comunista, perché gli Stati Uniti d’America, che esistevano, nel “Manifesto” non sono citati?

Questo sempre con il massimo rispetto – anzi l’ammirazione, come abbiamo scritto nell’articolo precedente – di avere vagheggiato una “Europa libera e unita” quando era non solo disunita alla massima potenza, ma in conflitto Stato nazionale contro Stato nazionale e neppure libera ma sotto dittature oppressive. E’ un contesto storico che oggi per fortuna non c’è più, gli Stati nazionali europei – Russia a parte – non sono più nazionalismi l’uno contro l’altro, e sono del tutto liberi, per cui l’insistente riproposizione del documento nella sua interezza può far pensare che ci si riferisca non solo al meritorio e irrinunciabile disegno di un’“Europa libera e unita”, ma a un Superstato con le esasperazioni collettiviste e anticapitaliste e non del tutto democratiche che la Meloni ha citato.

L’Unione Europea attuale, con i suoi contrasti interni, ci fa capire come sia illusorio e forse improponibile il disegno federale da Superstato che poteva essere fattibile nel nucleo iniziale a 6 paesi, ma neppure questo è avvenuto, anche se in ben quarant’anni di impegno appassionato Altiero Spinelli ha continuato a spingere in quella direzione il Movimento Federalista Europeo da lui fondato nel 1943, senza portare avanti il disegno collettivista e poco democratico del “Manifesto”-
Altiero Spinelli, è lui il “padre dell’Unione europea, non il “Manifesto”
E qui non possiamo non ripercorrere la sua incessante attività, che non è stata minimamente evocata nelle “celebrazioni” del “Manifesto di Ventotene”, a parte la corona di fiori sulla sua lapide volta più che ad onorarne la memoria, a “riparare” all’offesa arrecata alla “sacralità” del “Manifesto”.

Ci si poteva richiamare alla sua azione continua per vedere realizzato il sogno federalista, iniziata subito dopo la fine del confino, avvenuta ai primi di agosto del 1943, con la creazione clandestina, nello stesso mese, il 27-28 agosto, del Movimento Federalista Europeo insieme ai compagni di confino Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, e pochi altri, tra cui la moglie di Colorni Ursula Hirshmann . che poi sposerà.
La Hershmann aveva fatto uscire il “Manifesto” dall’isola, aiutata dalle sorelle di Spinelli, Gigliola e Fiorella e dalla moglie di Ernesto Rossi, Ada, in circostanze romanzesche, per portarlo agli amici antifascisti a Milano e a Roma. Prima del confino – dal 1937 al 1939 a Ponza, dal 1939 al 1943 a Ventotene – era stato per quasi 10 anni – dal 1928 al 1937 – nelle carceri fasciste a Lucca dal 1928 al 1931, a Viterbo dal 1941 al 1932, a Civitavecchia dal 1932 al 1937 allorché, trasferito a Roma a Regina Coeli per la fine della reclusione, si vide invece relegato al confino nelle due isole, dove rimase per altri 6 anni, fino al 1943.

Dopo la perdita di libertà durata 15 anni, subito dopo la sua liberazione dedicò tutte le proprie energie alla realizzazione dell’ideale federalista che era stato il suo “sogno di prigioniero” a Ventotene. E fu instancabile: dopo aver fondato, nell’agosto del 1943 il Movimento Federalista Europeo – cui diede una proiezione internazionale con i Federalisti europei – promosse a Ginevra la “Dichiarazione federalista” votata da otto paesi il 20 maggio 1944, partecipò alla Resistenza, poi nel marzo 1945 a Parigi promosse la Conferenza federalista europea, e la guerra non era finita.
Nell’immediato dopoguerra con la battaglia federalista sollecita le istituzioni, nel 1947 cercando di far leva sul Piano Marshall, nel 1954 mobilitandosi per la CED, la Comunità Europea di Difesa bloccata dalla Francia, poi cercando di far leva sulla CECA. per trasformarla in una comunità federale, fino ad impegnarsi nella stesura di un secondo Manifesto federalista e nella creazione del Congresso del popolo europeo, nella cui riunione a Torino del 1957 portò l’aspra critica al concetto di Stato-nazione contestandone la legittimità, forse l’unico seguito del “Manifesto di Ventotene”.

Con una attività così intensa e appassionata non poteva restare fuori dalle istituzioni, e in particolare da quelle europee, al loro interno poteva continuare l’indomita battaglia federalista. Ed eccolo membro della Commissione europea senza sosta dal 1970 al 1976 allorché fu eletto nel Parlamento italiano e subito destinato a rappresentare l’Italia nel nuovo Parlamento europeo fino ad esservi eletto per le legislature fino al 1989, l’ultima non completata per la sua morte avvenuta nel 1986.
Due anni prima, il 14 febbraio 1984, propone un progetto costituzionale per gli Stati Uniti d’Europa, e il progetto di un Trattato per l’Unione Europea, approvato dal Parlamento europeo; ma nel Consiglio europeo – cui vanno le decisioni da prendere all’unanimità – gli Stati nazionali bocciano la proposta del suo movimento federalista di trasformare la Comunità europea in una Federazione europea di Stati, con la cessione anche se parziale ma maggiore della loro sovranità nazionale a un’istituzione europea sovraordinata.

Nell’ultimo appassionato intervento al Parlamento europeo sull’Atto unico europeo – che fu un tentativo di rivedere i trattati della CEE e dell’Euratom – Spinelli lamenta che nella discussione intergovernativa la proposta federalista è stata praticamente disattesa. “Onorevoli colleghi, quando votammo il progetto del Trattato per l’Unione mi ha ricordato l’apologo hemingwayano del vecchio pescatore che cattura il più grosso pesce della sua vita, lo vede divorare dai pescecani e arriva al porto con la sola lisca del pesce”, Il suo tono è sconfortato:”Anche noi siamo ormai arrivati al porto e anche a noi del grosso pesce resta solo la lisca”.
Conclude con un soprassalto di energia:”Ma questo Parlamento non deve, per questo motivo, né rassegnarsi né rinunziare. Dobbiamo prepararci ad uscire ancora una volta in mare aperto predisponendo i migliori mezzi per catturare il pesce e proteggerlo dai pescecani. Grazie”. Termina così il suo appassionato intervento, si siede. Si può vedere l’intero intervento in video e audio nel sito del Movimento Federalista Europeo, come abbiamo fatto noi. Pensiamo sia il suo testamento spirituale, era il 16 gennaio 1986, la morte lo raggiunse il 25 maggio dello stesso anno.

Nel 1991, con il Trattato di Maastrichr, si passa dalla Comunità Economica Europea all’Unione Europea, un passo in avanti, anche se parziale, nella direzione federalista tracciata dalla sua fede intemerata..Nello stesso anno inizia la costruzione del grande edificio del Parlamento europeo a Bruxelles, ultimato nel 1997 e dedicato a lui, il nome Altiero Sponelli vi spicca a grandi caratteri. Come si fa a citare questa dedica dell’edificio come riferita al “Manifesto”? Lo ha fatto tra gli altri il pur riflessivo giornalista Alessandro De Angelis a “Tagadà” su “La 7”.

Quando è evidente che del “Manifesto” si era perso perfino il ricordo, mentre era dinanzi agli occhi l’incessante attività federalista di Spinelli; mai riferita al “Manifesto”, di cui aveva sconfessato sin dalla fine della guerra i contenuti collettivisti e rivoluzionari, con sfiducia nel popolo “immaturo” e nella democrazia! Senza accorgersi che se vi fosse stato tale impossibile riferimento, l’edificio sarebbe stato intitolato ai tre autori del “Manifesto” e non soltanto a Spinelli. Avanzare tale errata attribuzione è una offesa alla memoria di Altiero Spinelli, come lo è stato celebrare il “Manifesto” – peraltro datato e sconfessato da lui, principale autore, nelle punte estremiste – e non la sua appassionata dedizione alla causa federalista cui ha dedicato un’azione incessante fuori e soprattutto dentro le istituzioni eutope e nazionali per oltre 40 anni.

Fino all’appello finale, a pochi mesi dalla morte, che va visto come il suo testamento spirituale. Celebrare la sua figura – magari ricordando le sue ultime parole, che abbiamo riportato, invece di celebrare il “Manifesto” in tutto il suo contenuto sconfessato negli aspetti estremi – gli avrebbe dato il meritato onore. E in tal caso, la presidente Meloni non avrebbe letto i passi più discutibili del “Manifesto” per prendere le distanze da qull’Europa in cui non si rionosce, ma si sarebbe unita nell’onore alla sua memoria.
La corona di fiori deposta dalla delegazione di alcuni partiti di opposizione silla sua tomba a una settimana dalla “celebrazione” in piazza del Popolo, poteva rimediare alla colpevole omissione se non fosse stata concepita come “riparazione” per l’offesa alla “sacralità” attribuita al “Manifesto” e non come omaggio memore e riconoscente alla instancabile dedizione alla causa federalista dell’intera sua vita, mai celebrata com avrebbe potuto e dovuto essere, e come potrà venir fatto il prossimo anno, il 25 maggio 2025, a 40 anni dalal sua scomparsa.

Una digressione su un auspicabile, anche se illusorio, allargamento a Est dell’Unione Europea
Tornando alla realtà odierna, dopo l’evocazione federalista, ci si rende conto che se la Federazione – per cui Spinelli si è battuto nell’intera vita – non si è raggiunta neppure all’epoca di soli 6 paesi fondatori del centro-sud Europa dai confini comuni per la vicinanza e tratti omogenei, sembra improbabile raggiungerla con ben 27 paesi le cui eterogeneità rendono l’azione già molto difficile pur nella aree di integrazione limitate all’aspetto economico-commerciale con qualche limitata solidarietà e coesione; neppure l’unione monetaria è completa, con l’euro in 20 paesi e non in tutti e 27. Forse il temuto isolazionismo americano può dare la spinta che finora non c’è stata e far unire di più, almeno nella difesa comune se non nell’azione politica, ciò che finora è stato diviso.

Ma la minaccia ora non viene più dai nostri Stati nazionali – comunque integrati sia pure molto parzialmente nell’Unione Europea, e convergenti per la mutua difesa comune nella NATO – ma dalla Russia – dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica – e allora l’obiettivo nobilissimo del “Manifesto per un’Europa libera e unita” dovrebbe tendenzialmente includere anche la Russia. E questo intanto ponendone le basi facendo gradualmente i passi necessari per reintegrarla nel G8 , che da G7 divenne tale con Putin per merito di Berlusconi 20 anni fa. L’immediata obiezione può essere che in Russia c’è la dittatura, come lo si può pensare fattibile? C’erano le dittature, eccome!, anche all’epoca del “Manifesto” , Hitler in Germania, Mussolini in Italia, Franco in Spagna…… e Stalin in Russia e ciò ispirò anzi il “sogno di prigioniero”di Spinelli con Rossi e Celorni.

In attesa di condizioni più favorevoli, almeno si dovrebbe cercare di migliorare i rapporti con la Russia, magari con accordi in settori di interesse comune, mentre il riarmo che è stato proclamato viene non solo paradossalmente ma provocatoriamente motivato per difendersi dalla sua invasione che sembra fuori da ogni logica e possibilità. Anche per questo il francese Macron non doveva evocare l’arma nucleare, per di più avendo 290 testate rispetto alle 6000 della Russia!. E sono insensate le sue provocazioni, con l’inglese Starner, fino ad organizzare l’invio di truppe, magari a presidio della futura o futuribile pace, motivato espressamente dalla chiara minaccia della Russia.

Chiusa la parentesi, con quali mezzi Spinelli e i due compagni potevano pensare di superare i nazionalismi e le dittature per una Federazione di Stati europei? Si obietta che non potevano farlo con una democrazia abolita dal fascismo, ma solo ed esclusivamente con una rivoluzione antagonista al fascismo che in quel contesto storico si identificava nella “prassi socialista marxista”- chiamiamola con il suo nome “ rivoluzione bolscevica”- e sappiamo come fu la Rivoluzione di ottobre e cosa ne seguì. Però la “necessaria “ rivoluzione, non è indicata come fase transitoria, ma come condizione, se non permanente, molto prolungata, finché i popoli non diventano “maturi” sotto l’indottrinamento degli ottimati al vertice della “dittatura rivoluzionaria” prefigurata.

Il prof. Prodi rettifica, ”tirata di capelli”, non “mano sulla spalla” alla giornalista di Rete 4
A questo punto pensiamo di alleggerire l’esposizione tornando a quella sorta di “gossip”maschilista di attualità che ha assunto aspetti sintomatici di come possano degradare o rapporti tra la politica e il giornalismo: precisamente l’”incidente” tra il prof. Romano Prodi – l’eminente esponente del centro-sinistra non più in politica attiva ma molto ascoltato – e la giornalista che gli ha posto una domanda respinta con malagrazia, già commentato nel nostro primo articolo, ma ha avuto sviluppi intriganti di cui diamo conto, partendo dal commento del nostro interlocutore Gelasio citato al’inizio: “Come al solito la destra ha poi strumentalizzato un gesto paterno di Prodi che aveva messo la mano sulla spalla della giornalista ribaltandolo invece nell’atto di avergli tirato i capelli – roba da non credere!!!””

Non ripetiamo quanto abbiamo già sostenuto nell’articolo precedente, quando abbiamo dato credito alla giornalista e al filmato preannunciato per la serata di lunedì 24 marzo in”Quarta Repubblica” su Rete 4, poi rivelatosi non del tutto chiaro, Ma la sera del 25 marzo in “Di martedì”, su “La 7”, è stato presentato un filmato inedito inequivocabile, la “tirata di capelli” con evidenza indiscutibile; lo stesso Prodi ha rettificato il suo gesto derubricandolo in un innocuo moto istintivo, spiazzando così i tanti che avevano creduto alla sua prima versione, il nostro amico Gelasio compreso.

La giornalista ha replicato alla sua irridente risposta”Ma che diavolo mi chiede…? precisando che il brano sulla proprietà privata – per il quale gli aveva chiesto cosa ne pensasse – era stato citato dalla presidente del Consiglio nella sua replica in Parlamento. E Prodi ha imperversato dicendole con voce ironicamente supplichevole: “Ma che, mi prende per un bambino, crede che io non sappia …?” e via con questo tono. La risposta, che delegittima la domanda – fatta dalla giornalista con garbo, in una sede appropriata e non inseguendo in strada come spesso avviene – quasi volesse condannarla per averla fatta, prosegue facendo un parallelo con un testo religioso, è come se isolando una frase del Corano si volesse, basandosi solo su quella, giudicare Maometto

.Nell’articolo precedente ne abbiamo già parlato, nulla di rilevante nell’episodio, ora citiamo la retromarcia finale di Prodi dopo il filmato inequivocabile – allora non ancora effettuata – riportandola testualmente aggiungendo che la sottoscriviamo in toto, l’irritazione la pensiamo dovuta a una modalità pedagogica del professore verso la giovane intervistatrice: “Ritengo sia arrivato il momento di chiarire alcune cose rispetto a quanto accaduto sabato 22, a margine della presentazione del mio ultimo libro. Il gesto, che ho compiuto, appartiene a una mia gestualità familiare . Mi sono reso conto, vedendo la ripresa, di aver trasportato quasi meccanicamente quel gesto in un ambiente diverso. Ho commesso un errore e di questo mi dispiaccio. Ma è evidente dalle immagini e dall’audio che non ho mai inteso aggredire, né tanto meno intimidire la giornalista”. Semmai, aggiungiamo noi, educarla …, dato il tono ammonitorio quasi supplichevole, e così l’incidente è chiuso, spiegata anche la sua prima versione, non poteva ricordare un gesto automatico, equivalente alla “mano sulla spalla”.
Ma se l’integrità del professore resta immutata, non sembra così per i coriferi che si sono scagliati contro la legittima critica di coloro che ne hanno deplorato il gesto. Massimo Giannini dopo la prima comunicazione in cui Prodi negava di aver tirato i capelli avendo messo soltanto “la mano sulla spalla” – poi ritrattata come abbiamo ora scritto – ha esaltato “la lezione di Romano Prodi ai poveri sicari del giornalismo di regime”.

Anche Giannini ha dovuto rimangiarsi la sua difesa contraddetta dalla ritrattazione di Prodi rispetto alla dichiarazione che lui aveva esaltato, dicendo: “E’ stato un brutto errore, un gesto sgradevole. Non doveva farlo. Io penso che questo derivi dalla sua età, è un professore di 85 anni, abituato a un certo paternalismo, in qualche caso anche a un notevole pedagogismo. Non c’è stata violenza in quell’atto, però con un giornalista non lo devi fare. Però, di qui a trasformarlo in aggressione …”. Soltanto il riferimento agli 85 anni ci sembra poco appropriato, è l’età anche di Mattarella e di Papa Francesco, ma non “tirano i capelli”a chi fa loro una domanda,, a meno che l’insofferenza attribuita agli anni sia collegata all’essere professore. Per il resto il “mea culpa” di Giannini ci sembra appropriato, tanto più considerando che l’”incidente” si è avuto dopo la presentazione del libro-intervista di Prodi proprio con Giannini intervistatore, quindi ‘imbarazzo è comprendibile. .

Resta, però, la sua accusa ai “poveri sicari del giornalismo di regime”.che non ha ritirato. Ed è stata ribadita e personalizzata da Bottura che ha lanciato l’accusa di “retequttrismo” – era di Rete 4 la giornalista dell’incidente con Prodi, Lavinia Orefici – accusa che Paolo del Debbio, autorevole conduttore in tale rete, ha rigettato giustamente. Del Debbio è di un equilibrio esemplare, sia nel talk show quotidiano “Rete 4 di sera”, sia nel settimanale del giovedì sera “Diritto e rovescio”, cosa che non avviene nei talk show di “La /”, cui va girata l’accusa in “lasettismo”, anzi “lasettarismo”.

Nei talk show quotidiani, a parte l’ouverture” mattutino, “Omnibus” con Alessandra Sardoni e “Coffee break” con Andrea Pancani – sostanzialmente equilibrati – inizia un crescendo rossiniano di faziosità: a fine mattinata in “L’aria che tira” con David Parenzo, poi il pomeriggio in “Tagadà” con Tiziana Pamella che aggiunge irrisione a faziosità, e nella serata in “Otto e mezzo” con Lilli Gruber che interrompe gli ospiti scomodi; e nei talk show settimanali, in “Di martedì” Giovanni Floris spicca per insistenze monotematiche antigovernative senza contraddittorio, in “Piazza pulita” Corrado Formigli nelle sue esternazioni schierate e nell’interruzione dei pochi contraddittori.

dell’Unione Europea, nel parco Heràstràu di Bucarest
Meno evidente il “vizietto” di schierarsi a sinistra nel talk show, sempre di “La 7”, nel week end, “In altre parole”, con Massimo Gramellini, però sul “Manifesto di Ventotene” lo spirito fazioso della rete si è manifestato appieno, ne parleremo nel prossimo articolo quando riporteremo l’intervento dirompente di Fausto Bertinotti . e il commento altrettanto sorprendente della storica Michele Ponzani senza contraddittorio. Ora solo un assaggio, un passaggio pur marginale, anzi imprevisto: l’intermezzo della ben nota giornalista ex Rai, Tiziana Ferrario la quale – convocata solo per discutere delle sentenza che consente le adozioni estere anche ai single – ha voluto collegarsi alla parte della trasmissione sul “Manifesto”, già terminata con l’affermazione che ora citiamo.

“Permettetemi di dire qualcosa sulla discussione precedente. Finalmente, però, c’è un aspetto positivo in tutto questo, è che non dovremo più chiedere alla nostra presidente del Consiglio se è antifascista, perché con quello che ha fatto alla Camera ci ha risposto, quindi il prossimo 25 aprile non avremo più bisogno di farle quella domanda, di dichiararsi antifascista. Perché mi sembra molto chiaro con la lettura di quel “Manifesto….,”. Non serve commentare, tanto è evidente il fuor d’opera, ci basta rinviare alla conclusione del nostro articolo precedente e riproporre l’interrogativo: “Chi è fascista”? Chi espone legittimamente la propria opinione oppure chi la demonizza e quindi, se potesse, la vieterebbe?
Il seguito nel prossimo articolo con ben altre esasperazioni ideologiche se non peggio……

Info
Gli scenari di fondo della rievocazione storica sono inizialmente la carceri fasciste in cui Altiero Spinelli è stato rinchiuso per 15 anni e le isole dove è stato ristretto al confino per i successivi 6 anni, Ponza e Ventotene. Al centro il protagonista è lui, comunista dissidente dallo stalinisno e per questo espulso dal partito, che a Ventotene ha scritto nel 1941, come ampiamente spiegato nell’articolo precedente, insieme al liberale Ernesto Rossi e con la prefazione del socialista Eugenio Colorni, il “Manifesto per un’Europa libera eunita”, chiamato “Manifesto di Ventotene”, tornato di grande attualità per essere stato “celebrato”, e in parte contestato, in un momento cruciale per l’Un ione europea che ha prefigurato 84 anni fa. Cfr. il nostro primo articolo, uscito in questo sito il. marzo 2025 con il titolo ““Manifesto di Ventotene”, 1. Dalla soria alla cronaca” ; il terzo e ultimo articolo sul tema uscirà domenica prossima 6 aprile con il titolo “Manifesto di Ventotene”, 3. Da ‘libro sacro’ a ‘Corazzata Potemkin'”. Cfr. inoltre, i nostri precedenti articoli sull’isola di Ventotene e su quella vicinissima di Santo Stefano, pubblicati alcuni anni fa in occasione di viaggi sulla barca di un caro amico, con la descrizione dei luoghi nelle circostanze speciali dei visggi stessi e, per Santo Stefano, con la ricostruzione della storia del penitenziario ora in via di trasformazione in una sede di studi europeo ititolata a David Sassoli, presidente del Parlamento europeo prematuramente scomparso; li abbiamo ripubblicati nel 2022 e 2023, in memoria dell’amico Ciro Soria che mi aveva ospitato nella sua barca, anch’egli scomparso. Cfr., dunque, gli articoli in questo sito: per Ventotene, Villa Giulia a Ventotene, la capacità umana di far soffrire anche in Paradiso 4 giugno 2022, “Sul mare”, il film di D’Alatri su Ventotene, un’emozione senza fine 4 maggio 2023, e Ischia, festa di Sant’Anna, il Palio dei carri di Tespi 2009, 22 aprile 2023; sulla vicina isola di Santo Stefano: Santo Stefano, 1. Archeologia carceraria del penitenziario-teatro, 2 giugno 2022, e Santo Stefano, 2. Le storie dei reclusi nel penitenziario-teatro 3 giugno 2022. Aggiungo – tale è stato il legame con l’amico Ciro,al quale collego le mie visite a Ventotene, di cui agli articoli sopra ricordati – la citazione dei due articoli rivolti alla sua memoria: “Ciro Soria, buona navigazione Lassù, nellalto dei cieli!” 21 aprile 2023, e “Ciro Soria, 40 anni di matrimonio con il sostegno a Ibby” 23 aprile 2023.

Photo
Le immagini, dopo l’apertura con la metafora di “Il vecchio e il mare” evocata da Altiero Spinelli nell’ultimo suo intervento al Parlamento europeo, 4 mesi prima della morte, e la successiva che li ritrae in un suo intervento, ripercorromo la sua odissea: prima nelle carceri fasciste di Lucca, Civitavecchia, Viterbo, fino a Regina Coeli a Roma, com ritratti gli edifici e due interni; segue il confino, prima a Ponza, con l’isola evocata in diverse immagini, 2 vista dall’alto, una con i capannoni per i confinati, 2 con l’immagine di Spinelli a fianco di quelle di Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, fino a Spinelli insieme a Ursula Hirshmann che con altre donne, fece uscire il “Manifesto di Ventotene” e lo portò ad amici antifascisti a Roma e Milano, la foto in cui viene sbandierato a Roma, nella manifestazione a Piazza del Popolo da una donna appassionata, ne rende la persistenza Quindi, 3 immagini con Spinelli al Parlamento europeo, quella centrale nell’ultimo suo intervento prima della morte avvenuta 4 mesi dopo, la terza mentre saluta; sono seguite da due immagini dell’edificio con il Parlamento europeo a Bruxelles a lui intitolato, e dalla statua a lui dedicata a Bucarest nel parco con il monumento ai fondatori dell’Unione Europea. Le 4 immagini conclusive tornano sulle polemiche legate alla citazione del “Manifesto” dalla presidente Meloni, le prime 2 sulla reazione del prof. Prodi alla domanda della giornalista Orefici su cosa ne pensasse, le ultime 2 sui commenti di due giornalisti molto noti, Massimo Giannini e Tiziana Ferrario. Concludono – quasi aprendo la galleria del successivo e ultimo articolo che sarà pubblicato dpmenica 6 aprile sul tema, nel quale si continuerà ad illustrare idealmente la polemica sul “Manifesto” con altri illustri intervenuti, oltre a riepilogare con nuove immagini lo scenario e i protagonisti di questa vicenda entrata nella storia. Le immagini sono state tratte dai siti di seguito citati, i cui titolari si ringraziano dell’opportunità offerta; si precisa che sono inserite a mero scopo illustrativo, senza alcun intento di natura pubblicitaria e nessun riflesso di natura economica, aggiungendo che qualora la pubblicazione della foto non fosse gradita a qualche titolare del sito, basterà farlo presente mediante un post “on line” nello spazio dei commenti e verrà immediatamente eliminata. I siti sono i seguenti, nell’ordine di inserimento delle immagini nel testo: pausa caffè, eurobull, anppia, versilia day, tuscia times, leggo, famiglia cristiana, fatto quotidiano, icarta, ferry canner, frammenti di ponza, frammemti di ponza, agenzia immobiliare mare e luna, corriere, latina mi piace, l’unità, laziomar, europa di ventotene, il sole 24 ore, manifesto, euro news, movimento federalista europeo, la nuova europa, dreams time, dreams time, wikipedia, il giornale, fampage, la 7, la 7. Di nuovo, grazie a tutti.
